Cappella Sansevero

La Cappella Sansevero e i suoi proprietari, la famiglia di Sangro, sono stati oggetto di leggende fin dagli ultimi anni del 1500. Meta di pellegrinaggio in devozione alla Madonna che, si dice, permise ad un uomo ingiustamente incarcerato di dimostrarsi innocente e, poco dopo, guarì un giovane membro dei di Sangro, la Cappella è rimasta invariata fino al ‘700, quando l’emblematica quanto leggendaria figura del Principe alchimista Raimondo di Sangro la riorganizzò così come la vediamo oggi.

I misteri e le storie all’interno della Cappella si stagliano ancora impassibili e seducenti agli occhi dei visitatori, esempio ne è il Cristo Velato, una delle opere più affascinanti che si possano vedere a Napoli, il cui velo si dice in realtà sia di vero tessuto, trasformato dalle abilità del Principe alchimista grazie ad un liquido di sua invenzione. Antonio Canova dichiarò che, pur di appropriarsi della tecnica di Giuseppe Sanmartino (lo scultore), avrebbe rinunciato anche a dieci anni di vita.

La scultura del Cristo Velato nella Cappella Sansevero di Napoli.

Altre opere hanno contribuito ad alimentare le leggende sulla figura del Principe Raimondo, come i due scheletri pietrificati (le Macchine anatomiche) che si ritiene fossero i servi del principe, ma che si dice siano il frutto di un contratto con un medico che realizzò gli scheletri e che ebbe il compito di installare il sistema cardiovascolare preparato dall’alchimista. A guardarli, sembrano capaci di muoversi a comando, come nelle migliori storie macabre che si rispettino.

Statue e affreschi raccontano la vita del Principe e dei suoi familiari. Alcune sono frutto dello stesso ingegno del commissionante, come la Pudicizia velata, statua dedicata alla madre del Principe, Cecilia Gaetani d’Aragona, morta a 23 anni, il Disinganno, scolpita da Francesco Queirolo e dedicata al padre e al suo spudorato e libertino modo di vivere che non gli vietò, alla fine, di convertirsi alla fede.

La tomba del principe è la vera espressione della sua magnificenza e dei suoi misteri: la parte più affascinante infatti riguarda proprio l’elogio funebre, che non è inciso ma in rilievo grazie agli intrugli chimici del principe stesso, che viene elogiato in modo solenne e celebrativo.

Alcuni misteri restano ancora insoluti. Una curiosità: i colori con cui è stata dipinta la volta della cappella sono stati trattati con una formula inventata dallo stesso Raimondo di Sangro e, in 250 anni, non sono mai stati ritoccati e sono ancora pieni della loro luce originaria. Vale la pena visitare la cappella e sperare che (come si racconta) il Principe Raimondo non ritorni dai morti, così come aveva progettato di fare in segreto in prossimità della fine.

Per informazioni: www.museosansevero.it


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